47’7”

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Giorgio Persano

Via Principessa Clotilde 45

Torino

20 aprile – 27 luglio 2007

Ulf Aminde  
Luz Maria Bedoya  
Donna Conlon  
Jonathan Harker  
Antje Rieck  
Jaan Toomik

La Galleria Giorgio Persano presenta dal 20 aprile 2007 al 27 luglio 2007 sei lavori video di altrettanti giovani artisti che si stanno affacciando alla ribalta dell’arte contemporanea internazionale.

La coesistenza è il fil rouge che lega i lavori di questa mostra.

Coesistenza tra uomo e ambiente, come nei primi due video entrando: Dry Seasons (2006), nato dalla collaborazione trai  due artisti panamensi Donna Conlon e Jonathan Harker, ricorda, attraverso il lancio di bottiglie di vetro in una discarica dello stesso materiale, l’importanza per il nostro presente e il nostro futuro del riciclaggio e della raccolta differenziata. In Coexistencia (2003) Donna Conlon riprende l’incessante viavai di formiche che trasportano il loro bottino di foglie tagliate verso il loro rifugio. Tra questi pezzi di foglie vediamo marciare in parata piccoli frammenti di foglia che l’artista ha dipinto con simboli della pace e bandiere di differenti nazioni. L’artista sembra suggerirci come la reale, forse utopica, coesistenza tra i popoli della terra debba essere incondizionata come quella tra formiche, e così capaci di riunire, come la bandierine che queste riuniranno nel loro nido, tutti i simboli nazionalisti in un unico mondo senza conflitti.

Di coesistenza tra uomini integrati nella società ed altri che ne sono ai limiti parlano anche i lavori dell’artista tedesco Ulf Aminde. I protagonisti delle sue opere sono infatti quei personaggi esclusi dalla società come punk, alcolizzati, senzatetto, suonatori di strada. Sono le persone che giocano ruoli fondamentali in molti suoi lavori e anche in Life in not a listeners requests program (2006), il video in mostra. 12 schermi su cui girano in loop 24 filmati di altrettanti musicisti di strada a cui l’artista ha chiesto di suonare un’unica nota ripetitiva. Ne esce una cacofonia che sembra sonorizzare la vita sociale contemporanea, dove le comunità sono composte da singole individualità che non riuscendo più a coesistere suonano ciascuno la propria nota non curandosi degli altri suonatori.

Fater and Son (1998) dell’estone Jaan Toomik segna l’unione indissolubile tra un figlio e il proprio padre. Nell’opera un uomo, l’artista stesso, sta pattinando nudo in una fredda giornata invernale, sulla banchisa del mar Baltico. L’azione è accompagnata dal canto a cappella del figlio decenne dell’artista. Al termine del video il pattinatore si allontana dall’osservatore verso lo stesso bianco accecante da cui era arrivato.

La coesistenza si presenta nel video Die Schaukel (L’altalena) (2004) dell’artista tedesca ma torinese d’adozione Antje Rieck sotto forma di sincronia di movimenti. Nell’inverno moscovita due bambini giocano in un parco cittadino sincronizzando, non sappiano se volontariamente o fortuitamente, i loro movimenti.

Chiude la mostra Muro (2002-2005) di Luz Maria Bedoya. Un video che documenta le performance che l’artista peruviana ha ambientato a Dublino, Porto Alegre, Lima e a Venezia nel corso della 51esima Biennale. Messaggi scritti un una lingua indecifrabile, che comunque segue le regole sintattiche e grammaticali del paese in cui la performance avviene, sono inseriti in crepe, buchi o piccole nicchie che l’artista trova girando per le città. Messaggi inesistenti per città reali la cui memoria, in un gesto che rievoca la scena finale del celeberrimo In the mood for love di Wong Kar Wai, è stata conservata dai muri che li hanno ospitati.