Bernar Venet 1998

Bernar Venet 1998

Bernar Venet 1998

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

Inaugurazione 26 settembre, 1998

La Galleria Giorgio Persano ed il Centro Culturale Francese presentano Sabato 26 Settembre 1998, nei loro rispettivi spazi espositivi, le opere di Bernar Venet.
La Galleria Persano ospita lavori e grandi disegni di produzione recente, mentre il Centro Culturale Francese espone alcuni dei lavori Reliefs carton (pittura industriale su cartone) eseguiti agli inizi degli anni ’60.

Bernar Venet sviluppa una propria operatività artistica impegnandosi attivamente nella ricerca di una nuova definizione del concetto di arte. La sua indagine si incentra sullo spostamento dell’opera da una “presentazione pura e semplice dell’oggetto” a una “definizione linguistica” dello stesso. Interessato all’evoluzione del codice matematico nel suo interrogarsi e porsi come “fatto denotativo”, fin dai suoi primi lavori Venet sottrae il quadro allo spazio estetico-espressivo e lo fa entrare in un nuovo spazio razionale, dove non esistono più i riferimenti legati ad un soggetto o ad un fruitore. Il quadro diventa così unicamente “il luogo di manifestazione di un codice: il codice matematico”.

Negli anni tra il 1966 ed il 1970 Venet sviluppa, attraverso il codice monosemico, le istanze dell’Arte Concettuale. L’idea di esporre testi matematici in un ambiente artistico nasce dall’esigenza di accedere ad un modello di riferimento linguistico, che abbia un carattere talmente univoco da essere libero da ogni interpretazione soggettiva e da considerazioni meramente personali.

Nel 1971 interrompe completamente il proprio lavoro di artista che riprende nel I976 dopo una lunga pausa di riflessione. La sua produzione presenta ora un nuovo tipo di medium artistico, lo shape canvas, che si propone di evidenziare e promuovere la fisicità del codice monosemico. L’artista abbandona la sua “totale neutralità” rispetto all’opera e si dedica ad una prassi ideativa che si muove all’interno di un processo di tipo “intuitivo”. Le Linee Indeterminate del 1979 nascono appunto da questa nuova condizione mentale. Infatti la linea, che nei diagrammi matematici sosteneva la funzione di informazione, si ribalta nella linea indeterminata: una linea “libera”, che non segnala altro che la propria immagine.

In parallelo alle teorie epistemologiche del Caos, negli anni ’90 Bernar Venet sviluppa una successiva tappa del suo lavoro che “lo trascinerà ancor più verso il disordine”. Nelle Combinaisons aléatoires de lignes indéterminées (1990) è il caos a determinare la disposizione delle sue opere. Infatti l’artista lascia libertà agli operai di disporre ogni elemento del suo lavoro nel museo, senza alcuna sua direttiva o partecipazione, avendo come obiettivo “di liberare la scultura dalle costrizioni della composizione e criticare il principio utopico di un ordine ideale”. Questa linea del disordine e del caos diventa il tema dominante anche in lavori come Accidents (1996) : l’artista, diventato col suo gesto un attrattore antagonista dell’instabilità della realtà, la modifica attraverso un atto che crea disorganizzazione ed aumento di entropia.

Bernar Venet può essere letto oggi non solo come il grande precursore dell’applicabilità della matematica al mondo fisico, ma anche come il coerente ricercatore delle relazioni che intercorrono tra il mondo e i diversi riferimenti che lo sviluppo di questa parte del sapere continuamente fa sorgere.