Bernar Venet

Bernar Venet

Bernar Venet

BERNAR VENET
Il caos come principio sottovalutato dell’ordine

15.10.2015 | 16.01.2016
prorogata sino al 26.03.2016

opening 15.10.2015, ore 18-20
performance dell’artista ore 18.30

L’artista prende a prestito una frase di John Stuart Mill per dare il titolo alla mostra: “Il caos come principio sottovalutato dell’ordine”. La citazione introduce perfettamente alla fruizione del percorso espositivo e alla poetica di Bernar Venet.

Il primo e forte impatto è dato dalla scultura monumentale “Effondrement: 217.5° Arc x 11” del 2009, allestita disassata rispetto al centro dello spazio espositivo. L’opera, composta da undici elementi arcuati a 217.5 gradi in acciaio Cor-ten, pare collassare su se stessa in un misterioso campo di forze che pone gli archi in un coerente dialogo tra ordine e disordine, tra dinamismo e potenza: una “Action Sculpture in slow motion” come vorrebbe definirla l’artista stesso.

Lungo le pareti della galleria sono appoggiati sette rilievi, segni nervosi e incontrollati, ritagliati con la fiamma ossidrica su lastre di acciaio di 35 mm di spessore. Questi recenti lavori della serie “GRIB” (eseguiti tra il 2011 e il 2015) sono “schizzi” che prendono forma tridimensionale e, memori delle caotiche e indefinite Indeterminate Lines, rappresentano una nuova tappa nella produzione dell’artista francese.

La linea, essa stessa retta, curva o ad angolo, è quindi rappresentata come tale e con la sua definizione elementare: un percorso che unisce due punti, semplice tautologia.
Un’applicazione della teoria del caos all’oggetto artistico dove “la materia non è usata per creare forme, è essa stessa forma” con le proprie variazioni semantiche e “l’ordine e il disordine, l’uno e il molteplice, sistemi e distribuzioni, isole e mare, rumori e armonia, appartengono tanto al soggetto che all’oggetto”. (Michel Serres)
Una serie di lavori su carta del 2015 in carboncino e collage sono invece allestiti in una saletta raccolta della galleria, per invitare ad un momento di riflessione e di calma.

Conclude e apre la mostra un’opera che l’artista, durante la serata inaugurale, “disegnerà” su una parete dello spazio, utilizzando come strumenti di lavoro degli archi d’acciaio sporchi di pittura nera.