Blind Cities #5

Blind Cities #5

Blind Cities #5

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

10 marzo – 24 aprile 1994

Dall’ultima sua mostra a Torino, alla Galleria Giorgio Persano nel 1994, l’attività espositiva di Pedro Cabrita Reis è stata varia e incalzante, ricca di riconoscimenti importanti: nel ’95 è invitato a rappresentare il Portogallo alla Biennale di Venezia; nel ’96 ottiene la sua prima retr9spettiva nel musei di Essen, Amsterdam e Valencia; riel 1997 partecipa all’esposizione ‘Tuturo, Presente, Passato” nell’ambito della Biennale di Venezia e nel 1998 espone alla Biennale di San Paolo. Seguono personali in capitali diverse e lontane tra loro quali Stoccolma, Madrid, Parigi, Varsavia. Nel 1994 a Torino Reis presentò la raccolta “Systems of Preservation”
dove esplorava, in maniera pseudo-scientifica e a volte ironica; il tema dell’opera come, Mezzo artificiale per tenere in vita l’anima, il senso vivo e organico delle cose. 1 Negli ultimi tempi il tema affrontato da Cabrita Rels riguarda la città, tema espresso in una serie intitolata appunto “Blind Citíes”‘ giunta ora al suo quinto appuntamento. “Blind cities #5” mette in mostra alcuni nuovi lavori appositamente ideati per gli spazi della galleria: si tratta di grandi muri che attraversano le sale, diagonalmente, a tratti sormontati da torrette di avvistamento.
Forma e scelta dei materiali riflettono la fusione “high and low” tipica dell’ùte di Cabrita Reis : dimensioni monumentali e forme di una semplicità ed eleganza classiche si combinano con materiali edili comuni. Riveste i muri il laminato in alluminio che ricorda i tetti delle chanty towns alle periferie delle grandi città. Un effetto accentuato dall’abbondante catrame che mantiene unita la superficie.
Un’apparente semplicità formale cela una metafora complessa e ci comunica un senso di isolamento, di reclusione. Le dimensioni intimoriscono : il muro e il laminato isolante contribuiscono a creare un senso di distanza e di chiusura mentre dalle guardiole cala il sorvegliare oscuro e muto di una città-prigione, inquadrata nella divisione sociale tra povertà e ricchezza.
In “Blind cities #5” domina ancora la serialità delle forme: costruzioni e strutture proprie di grandi megalopoli il cui caos è per molti aspetti stimolante ma il cui sviluppo incontrollato appare anche “cieco” alla crescente invivibilità che comporta.