Gilberto Zorio

Gilberto Zorio

Gilberto Zorio

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

8 ottobre – 23 dicembre 2000

“14 anni sono, forse, tanti nel normale volteggio di boa di un individuo; sono esigue schegge nelle immagini immaginate, sono nulla nel volo delle polveri germinali, dei liquidi, delle terre, dei cosmi…nei confronti di una città… e ancora, forse niente nei confronti di una città… pur bellissima città. La mia. Ora cosa posso dire ? Sussurro. Mi presento con le mie strutture, i marrani, le stelle, le canoe, i sibili, i desideri incolmabili, le esagerazioni… Mi presento con le necessità di tentare le voragini rovesciate che anelano il grande, rosso, grande lampo dell’arte. Arte prima pulsione, Arte veicolo del sogno intelligente, Arte assidua nell’intelligenza. Arte convinta rivoluzione rincorsa, Arte felicità pensante che sogna, che precede l’utopia; Arte elegante, Arte orgogliosa, Arte operaia, Arte sconfitta che sconfigge il buio. Benvenuti” (Gilberto Zorio, Torino ottobre 2000).
Marrani, pirex, canoe, materie prime, reazioni chimiche, luce, buio, movimento e sibili. Elementi che danno forma a strutture aeree fatte di forze e relazioni. Come l’artista stesso scrive in un breve appunto, le opere diventano viaggi di “immaginazione immaginata” che, attraverso l’immaginazione creatrice, uniscono funzione di realtà e funzione di irrealtà. Ecco allora, nel tentativo di rivincita otri, gonfiati dall’aria prodotta da compressori, che provocano lo spazio e disegnano aerei movimenti, appesantiti nel frattempo, dalla loro storia incisa sulla pelle come segno di una perenne sconfitta. Gli otri usati da Zorio, pelli di maiale provenienti dalla Spagna, raccontano di persecuzioni religiose inflitte dalla Regina di Castiglia, nel 1492, ad arabi ed ebrei chiamati in senso dispregiativo “los marranos” (maiali). Il marrano diventa così una cifra ambivalente, in perenne oscillazione tra il possibile e l’impossibile; tra il desiderio che va a scontrarsi con una realtà, a volte fragile ed ingestibile. Un’energia limitata dal tempo del funzionamento del compressore, alimenta e gonfia la pelle che segna percorsi nello spazio, in un ritmico e sofferto tentativo di rivincita. Un sibilo penetrante accompagna la revanche de “los marranos”, come un grido di attacco pronto a trasformarsi nei pochi istanti successivi in un orgoglioso lamento. Usato come elemento plastico prepotentemente crea volume – onde sonore che si propagano, impadronendosi fisicamente dello spazio – il sibilo è presente anche nell’altro lavoro esposto in galleria, dove il conflitto tra ciò che è terreno, e ciò che è sogno-desiderio, è affidato ad un altro archetipo: la canoa-barca nuragica. Archetipo che porta con sé una storia millenaria di lavoro, di sopravvivenza, di scoperta. Solida struttura, realizzata con fragili canne, metafora del viaggio come esperienza di transito attraverso la forma dell’azione. Anche in questo caso il moto è ostacolato, dai limiti delle mura che delimitano lo spazio, ed interrotto dal cessato flusso di energia-aria che riporta la struttura allo stato iniziale, in attesa di un nuovo sforzo temerario: la conquista dello spazio vitale dell’impossibile, quello dell’Arte. All’energia del movimento, alla presenza degli elementi capaci di inventare ogni volta nuove estensioni e rinnovate relazioni, si aggiunge la luce che cela e al tempo stesso rivela; nell’alternanza dei lampi di luci stroboscopiche, acidi ed almbicchi. Pirex contenenti solfato di rame ed acido cloridrico uniti dal rame, danno vita ad uno scambio di energia e a sedimentazioni, mentre sensi e corpo sono storditi e spaesati dall’intermittenza della luce in un luogo dove il buio prende forma. A distanza di 14 anni dall’ultima mostra personale dell’artista a Torino, la Galleria Persano espone una serie di opere recenti di Gilberto Zorio, capaci di creare relazioni fortemente evocative, nei loro equilibri apparentemente fragili, nel loro sfiorarsi sempre al limite dello scontro; nel proporre e produrre la costante sfida tra possibile ed impossibile, tra la forza del sogno e lo scontro con il limite.