Jan Van Oost

Jan Van Oost 1996

Jan Van Oost 1996

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

26 settembre – 31 ottobre, 1996

In un momento come l’ attuale, ricco di istanze legate alla complessità e alla irreversibilità del tempo, si sente la necessità di ritornare al di quà della linea di demarcazione che separa l’ umano dall’ inumano, l’ immortale dal mortale.
Oggi l’ umanità, spinta dall’ illusione di potere modificare il limite della morte, guarda con speranza ai progressi della scienza, quali la mappatura del progetto Genoma e le ultime scoperte dell’ Ingegneria genetica, che rappresentano gli attuali traguardi in tal senso.

Jan Van Oost, un artista fiammingo di forte originalità culturale che trova nel simbolismo di Wirtz, di Spilliaert e di Ensor Rops i propri antefatti linguistici, vive la pressante presenza della morte e la rappresenta attraverso metafore concettualmente minimali, quali bare mortuarie rivestite esternamente di specchi riflettenti o antichi specchi che trattengono la memoria del passato, ostesi con ampie listature a lutto.
Il concetto della morte é centrale nella sua opera accompagnato sovente dalla ritualità del dolore come monito continuo ad accettare la nostra condizione di finitezza. La scomparsa dei limiti dell’ umano é per l’ artista il peggiore dei destini, perché la morte é la più bella conquista dell’ uomo. Attraverso essa l’ individuo si distingue da tutte le altre specie dotate di un’ immortalità naturale, quali i fossili e gli oggetti inanimati. L’ artista sente che l’ immortalità dell’ uomo non solo annulla il suo capitale individuale ed ontogenetico, ma il capitale filogenetico della specie viene minacciato di estinzione.

Per questo egli opera una denuncia vibrata attraverso la visualizzazione di forme pregnanti di forte umanità quali la memoria, il sentimento, la femminilità, la sessualità il passato. Accostando oggetti che sono appartenuti al vissuto dell’ uomo, l’ artista metaforizza questi segni al fine di fare sorgere un’ emozione e un rimpianto: il presentimento di una reversibilità totale. Il neo-Individualismo di Van Oost sconfina quindi nell’ eroe della soggettività, del libero arbitrio, allo scopo di promuovere nell’ individuo il desiderio dell’ appropriazione eroica di sé.
Egli coltiva quindi l’ idea di un umanesimo originale, che si fonda ancora sulle qualità del singolo, sulle sue virtù, sui suoi doni naturali, sulla sua essenza, accompagnati dal diritto alla libertà e all’ esercizio di essa.