Jan Van Oost

Jan Van Oost 2001

Jan Van Oost 2001

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

5 aprile – 10 maggio, 2001

L’esposizione di Jan Van Oost alla Galleria Giorgio Persano di Torino vuole proporre un nuovo modello di comunicazione, dove prevale il desiderio dello scambio intersoggettivo. L’artista assume il ruolo di guida e di stimolo per penetrare nel mondo interiore dell’uomo e gli spettatori, ognuno con le proprie storie personali, vengono a tal punto coinvolti da diventare emotivamente parte dello scenario della mostra. La capacità dell’artista di far condividere intense commozioni, di vivere insieme situazioni culturali di intensa partecipazione emotiva fa nascere l’occasione di costruire un evento di forte impegno etico che implica una nuova maturazione morale degli individui. La comunicazione come fondamento essenziale dell’etica apre infatti la strada all’atto della “partecipazione” degli individui e dei gruppi al divenire del fatto artistico. La linea, quindi, che parte dalla comunicazione per arrivare alla partecipazione è per Van Oost la sola capace di modificare nei fatti le strutture accentrate ed autoritarie che tanta parte hanno avuto nell’assetto socio-politico ed organizzativo della seconda parte del XX secolo.
Egli afferma: “l’arte rende visibili e porta alla luce cose che non sono abitualmente alla portata della nostra coscienza” e aggiunge: “L’ironia é la ‘finesse’ strategica insita nell’opera e si esprime attraverso la complessa ‘ambiguità’ fra l’orrore e la seduzione, tra i fatti e la finzione, fra la realtà e la fantasia”. La scomparsa dei limiti imposti all’uomo dalla natura è per l’artista il peggiore dei destini, perché la morte è “la più bella conquista dell’uomo”. Attraverso essa l’individuo si distingue da tutte le altre specie dotate di un’immortalità naturale, quali i fossili e gli oggetti inanimati. L’artista sente che l’immortalità dell’uomo non solo annulla il suo capitale individuale ed ontogenetico, ma il capitale filogenetico della specie viene minacciato di estinzione. Per questo egli (oggi che stiamo diventando sempre più longevi grazie all’ingegneria genetica) opera una denuncia vibrata attraverso la visualizzazione di forme pregnanti di forte umanità quali la memoria, il sentimento, la femminilità, la sessualità, il passato. Accostando interattivamente oggetti che sono appartenuti al vissuto dell’uomo, Van Oost metaforizza questi segni al fine di far sorgere un’emozione e un rimpianto: il presentimento di una reversibilità totale. Nell’uomo di Van Oost il destino rimane quindi la figura estatica della necessità. Egli coltiva dunque, come progettualità operativa, l’idea di un umanesimo originale, che si fonda sulle qualità del singolo, sulle sue virtù, accompagnati dal diritto alla libertà dell’individuo e dall’esercizio di questa sua prerogativa nella società. Van Oost può così realizzare ciò che Ezra Pound aveva scritto: “La ragione è anche emozione”.