Lida Abdul | Time, Love and the Workings of Anti-Love II

Lida Abdul | Time, Love and the Workings of Anti-Love II

Lida Abdul | Time, Love and the Workings of Anti-Love II

Comunicato stampa

LIDA ABDUL
Time, Love and the Workings of Anti-Love II

03.05 – 27.07.2018 | opening 03.05.2018, ore 17

Nell’ambito della prima edizione di Fo.To Fotografi a Torino, che si svolge a partire dal 3 maggio 2018, la Galleria Giorgio Persano è lieta di presentare una grande installazione di Lida Abdul dal titolo Time, Love and the Workings of Anti-Love II .

Nel 2010, durante uno dei suoi numerosi viaggi di ricerca nel suo paese, l’artista afghana ritrova una vecchia macchina fotografica ed una raccolta di centinaia di fotografie per passaporti appartenenti ad un fotografo di strada locale. Le immagini in bianco e nero, martoriate dal tempo, erano state scattate nell’arco di due decenni, durante l’imperversare della guerra.
Da questo recupero nasce Time, Love and the Workings of Anti-Love (2013), esposta per la prima volta alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona (2013) e Parigi (2014), in seguito alla Fondazione Merz di Torino (2015) e alla Biennale di Busan, in Corea del Sud (2016).

Dall’evoluzione dell’opera deriva il nuovo progetto espositivo: Time, Love and the Workings of Anti-Love II (2013-2017). Lida Abdul ha scelto di procedere con l’ingrandimento, in formato A4, di molti degli scatti dei passaporti raccolti, presentando così una carrellata silenziosa di stampe, la cui imperfezione ben incarna la precarietà di un paese.
Cercando di sottrarre all’oblio i volti di uomini, donne e bambini, ed evidenziando come lo strazio dovuto a decenni di conflitto marchi i tratti delle persone, così l’artista presenta il suo lavoro: voglio documentare l’esistenza di questi esseri umani, che si sono trovati faccia a faccia con qualcosa che non avevano strumenti per comprendere. Voglio che gli spettatori di queste fotografie riflettano su ciò che esse nascondono tanto quanto queste immagini svelano.

Alle centinaia di persone smarrite l’artista dedica un ‘canto’, che possiamo leggere sui muri della galleria, parole che descrivono il dramma di un popolo e la fatica e la sofferenza di chi decide di esserne testimone: (…) Dopo essersi sentiti più al sicuro in quel bozzolo buio e sottile che c’è tra voi e la macchina fotografica / Dopo esser stati in balia dei venti del deserto che accecano e bruciano gli occhi per farvi dimenticare / Dopo aver osservato quelle fotografie mai reclamate, domandandosi chi è ancora vivo e chi invece è solo un fantasma / Dopo aver cercato qualcuno che vi fotografasse / E quando i vostri sogni sono popolati da facce sconosciute / Allora è lo stesso, vivere, morire, sognare o amare / E vi raccontate quello che avete visto e immaginato / E quello che resta ancora da provare e da conoscere.