Marco Bagnoli

Marco Bagnoli 1996

Marco Bagnoli 1996

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

La Galleria Giorgio Persano inaugura lunedì 15 Aprile 1996 una mostra di Marco Bagnoli. L’ artista è uno dei protagonisti della ricerca artistica a partire dagli anni settanta ed il suo lavoro si distingue per la libertà nell’ uso delle tecniche di rappresentazione.
Il suo desiderio di confermare all’ arte il ruolo di strumento conoscitivo riduce il divario tra pratica scientifica ed esperienza estetica; recupera inoltre il valore prospettico e il rapporto armonico tra elementi ed insieme che appartengono all’ arte classica. La sua opera è caratterizzata da una affascinante dicotomia degli opposti, che si evidenzia da una parte nella ricerca di sinteticità, interezza, armonia e sacralità, e dall’ altra si concretizza in una complessità, una sfaccettatura, un riferimento costante al ricco linguaggio della natura.
Le opere in mostra rappresentano momenti salienti della produzione di Marco Bagnoli durante gli ultimi cinque anni. I lavori sono realizzati in materiali assai diversi tra loro come la ceramica, la pietra, l’ alabastro, il legno, il gesso, il mercurio, facendo anche uso di fonti luminose e proiezioni di ombre. I titoli “La parola”, “Aleph”, Ge-stell (Spazio x Tempo)”,”Quba”, “Colui che sta”, indicano al visitatore una direzione di significato, alludono al mistero contenuto in essi senza però volerne sciogliere l’ enigma.
“L’ immagine è invero simile. Per questo appare in superficie inconsistente di corpo. Il corpo di questa apparenza mette fine alla materia, infine. Così Bagnoli, tramutando materia, mira a verosimiglianza di corpo inapparente. Per mezzo del corpo si dà visione d’ immagine, ma non si vede ciò per cui si vede. Il corpo è l’ illimitato di quel limite, come la bellezza non è bella, ma può darsi in immagine di bellezza. Dunque più si disperde vista più s’ avvicina visione. La visione è centrifuga, non richiede concentrazione, è libera. Liberando visione si sente corpo senza forma, se non per immagine. Bagnoli dunque opera levando ostacoli. Il corpo permane sempre oscuro, pur rovesciandosi in liberata visione di luminosissima immagine. Bagnoli operando cerca un’ immagine del proprio corpo, o sentimento di sè. In ciò consiste un’ arte sempre sensuale. ” (Fulvio Salvadori)