Maria Serebriakova

Maria Serebriakova

Maria Serebriakova

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

4 dicembre 1999 – 30 gennaio 2000

Lo spazio quotidiano che ci circonda è abitato da oggetti che nascono da una permanenza o da un passaggio, ovvero dal nostro soggiornare in un determinato spazio. Le opere che Maria Serebriakova (per la terza volta ospite della Galleria Giorgio Persano dopo le mostre del ’90 e del ’92), presenta in questa esposizione sono frutto di un soggiorno, di un abitare nello spazio espositivo, in un ambiente che è allo stesso tempo di abitazione e di esposizione.
Il percorso dell’artista russa nasce a partire da un’esplorazione fisica, da un vivere lo spazio che origina e si manifesta in una realtà fatta di cose, di forme ambientate, di oggetti o avvenimenti. Si parte da un pavimento, sul quale una colata di lattice appare come una pelle che lascia intravedere la struttura sottostante. L’utilizzo di materiali edili, non artistici, mette in luce il rapporto dinamico con la struttura abitativa della galleria.
Nello spazio centrale meglio si esprime il senso della processualità, del lavoro in corso: un grande pannello di plexiglass, animato da percorsi luminosi al neon, funge da lente ma anche da mobile, lavagna e schermo attraverso cui l’artista osserva ed arreda lo spazio. La continuità delle pareti è interrotta da un plico di grandi fogli di carta sui quali un segno calligrafico viene riprodotto e ingigantito. Infine i mobili, dal disegno fine ed essenziale, che combinano improbabili materiali, quali l’acciaio e la gomma piuma, le sedie e la neve. Sembrano arrivare da un’altrove, probabilmente dalla realtà dei sogni. Come ha scritto Kathrin Becker a proposito di simili lavori della Serebriakova : “oggetti quotidiani vengono mostrati nella loro stranezza e messi alla portata della nostra coscienza, senza per questo diventare comprensibili”.
In questo spostamento emerge in primo piano l’ironia. In uno dei video presentati, la telecamera si fissa su un caseggiato dove un ragazzo dipinge una finestra. L’atto di dipingere nella sua forma più ordinaria, la finestra come cornice, come quadro vivente, vengono a stagliarsi proiettati sulla parete della galleria, in un gioco che confonde e unisce quasi umoristicamente il realismo e il voyerismo. E’ un’attività, una realtà in gioco, incorniciata dalla nostra presenza di osservatori, di ospiti non visti.
Marcia Wallace