Mario Merz

Mario Merz 2003

Mario Merz 2003

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

14 marzo – 26 luglio 2003

In collaborazione con la Fondazione Merz

Che importanza ha conoscere il tempo esatto di questi lavori di Mario Merz?

Ha importanza forse capire la logica o il senso del tavolo nello spazio o delle figurazioni tracciate sulle grandi tele?

I rimandi ci sono e di segno diverso. Tanti da non poterli né volerli identificare.

Emblema di un tempo intrappolato, oggetto di tensione nei confronti di barriere architettoniche e di pensieri compositi, il tavolo con la sobrietà del suo disegno si oppone alle pareti di una dimensione racchiusa. Semplice espressione dalle coordinate strutturali tangibili ed elementari – “pezzo di terra sollevata, come una roccia nel paesaggio” – con la stessa apparente freddezza di un segno matematico che si intesse alle realtà della natura. Domanda e risposta all’inevitabilità di definire uno spazio, sembianza vera di un pensiero irriducibile, “modello di conversazione”, sviluppo e dilatazione di un’immagine che prende origine dalla spirale.

In quel punto sognato, un’apparizione improvvisa e arcaica. Un’idea, un’offerta. Marisa Merz depone il sedimento di una sua metafora, dura e leggera, gentile e grave. La scaglia di granito affonda nella testa di argilla, residuo e perno di un mondo incantato. Di una materia sconfinata e magica.

E la superficie del tavolo serra il legame con la superficie della tela. Luoghi che si espandono e, allo stesso tempo, trovano il loro fuoco nell’apparenza della forma; le dimensioni si estendono, diventano segni che si accrescono secondo il pulsare di una proliferazione biologica. Le trame incastrano rapidamente colori e contorni di bestie antiche quasi quanto l’universo. Se la pittura è velocità lo è in tutti i sensi e in tutte le direzioni, dal passato al presente al futuro e viceversa; il punto di partenza è nella mente dell’artista. I grandi miti sono catturati.

Come la lancia si espone all’inverso a segnalare un sovvertimento di potere: “il contrario dell’imitazione di una montagna”, così, sulle pagine dei giornali, date e avvenimenti drammaticamente compaiono o si dissolvono nella luce che li annienta o fossilizza. A lasciare al caso la libertà dell’inatteso.

In quella progressione insistente di visioni e concetti.

E allora che importanza ha conoscere il tempo esatto dei lavori di Mario Merz?

Ester Coen