N-ODI

N-ODI

N-ODI

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

14 maggio – 15 giugno 1998

in collaborazione con Giuseppe Gavazza

La drammaticità implicita nelle opere di Alfredo Romano, la denuncia del degrado sociale, della frattura, del soffocamento sembra sempre, nella sua urgenza espressiva, evocare la voce, il suono: «Vorrei che il mio lavoro fosse un canto, che lasciasse passare un silenzio. […] Vorrei che avesse la stessa forza coinvolgente della fame».
Nella musica di Giuseppe Gavazza una diversa urgenza espressiva, che interiorizza il linguaggio musicale e offre all’ascolto direttamente un’emozione, manifesta il simmetrico bisogno che i suoni acquistino una forma, che il senso, già consustanziato nel pensiero che organizza i suoni, si espliciti in una materia. Nascono così i nodi, espressione simbolica di un’unione ma anche di una tensione, in cui fra i due linguaggi espressivi non via sia mero accostamento o sovrapposizione ma anzi comunione, consonanza.
«I nodi sono gli interstizi in cui si manifesta l’invisibile e si trasfigura il visibile»; il suono invisibile trasfigura la materia visibile in un messaggio, comune ai due artisti, di rigore e di impegno estetico.
Gli elementi/segni materiali del lavoro di Romano – la grata e il ferro, insieme clausura e pesantezza; la grande ciotola, «urlo soffocato [che] simboleggia il pasto della nostra comunità infelice»; le sedie vuote come coro di voce soffocate – si svuotano di altre indicazioni di significato: la ciotola, le grate, le sedie sono vuote, non ci sono né carte o capelli bruciati, né neri catrami che trasudano. L’opera si dispone ad accogliere un suono, si connota di altri dettati/dettagli: le gambe delle sedie (12 come i semitoni) sono tagliate a becco come canne d’organo, la ciotola riempita di suono funziona come “lente
acustica”, le due sedie vuote di un muto colloquio rapprendono un silenzio squarciato da colpi. Le strutture vibrano da dentro, è la loro voce che, materializzatasi nella musica di Gavazza, si scioglie in odi per apparire finalmente, con le parole dello stesso Romano, come un messaggio di solidarietà, un progetto, un’utopia.
I suoni che concretamente risuonano nei materiali e nelle forme di Romano sono stati elaborati da Gavazza presso l’ACROE di Grenoble, con un programma di simulazione della risonanza di strutture fisiche virtuali.
Luciana Galliano