Omaggio a Sol Lewitt

Omaggio a Sol Lewitt

Omaggio a Sol Lewitt

Giorgio Persano

Via Principessa Clotilde 45

Torino

5 novembre 2007 – 12 gennaio 2008

Da quasi quarant’anni Jan Dibbets concepisce i suoi lavori partendo dagli spazi espositivi che li ospitano. Fin dalla fine degli anni ’60 l’artista olandese ha trasformato gallerie e musei in laboratori sperimentali. Spazi propizi a esercizi volti a interrogarsi sulle proprietà temporali e spaziali di una “realtà” reinterpretata attraverso un formidabile filtro fotografico. L’approccio di Dibbets sembra sfidare, tanto in passato quanto ancora oggi, una doxa, un’opinione, che vorrebbe far corrispondere l’immagine fotografica ad un “oggettiva” osservazione della realtà. Fin dalla fine degli anni ’60 Dibbets ha sviluppato, in risposta al culto di un’informazione veicolata in modo analitico, un metodo per la trasformazione degli elementi fotografati in elementi fotografici. L’emozionante omaggio di Torino a Sol LeWitt, suo grande amico, non si allontana da questo percorso intrapreso fin dal 1967 e riscoperto negli ultimi anni: la correzione della prospettiva.
Questo processo è basato su un semplice principio: l’artista disegna o dipinge figure che poi fotografa da una precisa angolazione così da creare una trasformazione di queste in nuovi elementi geometrici fissati dall’occhio fotografico. Grazie a queste correzioni, le forme prospettivamente sfalsate dipinte sui muri recuperano la loro originaria simmetria, divenendo così, simili alle figure usate da Sol LeWitt in molti lavori.
Non è un caso che Dibbets abbia scelto nuovamente di presentare, qui a Torino,  le sue fotografie vicino al loro progetto originario. Mostrare i lavori accanto alle pitture murali usate come modello permette, infatti, all’osservatore di misurare adeguatamente la distanza che separa la prospettiva delle forme geometriche iniziali da quella delle loro rappresentazioni fotografiche.
Questa unione tra le figure dipinte sui muri e la loro rappresentazione ci ricorda come il lavoro di Jan Dibbets rappresenti una ovvia ottica “concettuale”. Ancora oggi, quest’ottica rimane decisamente singolare dato che l’artista ci mostra, usando prove dirette, che le sue immagini non sono semplicemente concetti tautologici analoghi a quelli caratteristici di altri suoi colleghi. Piuttosto, la mostra Omaggio a Sol LeWitt, fa capo a una concezione dell’arte che si potrebbe definire magica.
Erik Verhagen