Pedro Cabrita Reis

Pedro Cabrita Reis 2005

Pedro Cabrita Reis 2005

Nato nel 1956, vive e lavora a Lisbona.
“Credo che in qualsiasi opera d’arte ciò che si deve percepire è quel momento particolare, breve e silenzioso nel quale si avverte l’Intelligenza, un’Intelligenza assoluta e totale attraverso la quale tutto si riordina”.
(Pedro Cabrita Reis)

Lo spazio che Pedro Cabrita Reis, segmenta, organizza, delimita e ordina in questa opera è uno spazio fisico e soprattutto uno spazio spirituale. La luminosità dei tubi fluorescenti che percorrono la galleria rievocano luci conosciute, che pure disegnano percorsi e geometrie inconsuete per il loro uso: sono i tracciati delle relazioni umane.
I materiali di uso comune come il mattone, il neon, la scala o la porta che Pedro Cabrita Reis utilizza nelle sue sculture, nelle sue installazioni, sono portatori di una memoria evocativa che l’uomo trae da sé attraverso una riflessione profonda, ponendosi al centro di un dialogo con se stesso e con gli altri. A questa memoria l’artista lavora traslando gli oggetti in una dimensione diversa da quella consueta, attraversando la metafora che li ricontestualizza in un’estensione di significato. Il fine non è la metafora, ma ciò che la memoria può produrre nell’uomo, sempre presente nelle opere di Cabrita Reis come “mancanza”, soltanto evocato dallo spazio e dagli oggetti che lo organizzano. Come l’oblio è disorientamento e mancanza di coordinate, così la memoria è ancorata a punti di riferimento e all’organizzazione dell’esperienza: perciò allora l’organizzazione che Cabrita Reis impone allo spazio, attraverso oggetti comuni, conduce spesso la sua opera al limite tra scultura e architettura, sul confine della proiezione di un paesaggio che è costruzione sociale, ma anche proposta di una ricostruzione del mondo. Linee e reticoli materici e luminosi che sembrano disegnare un territorio della memoria.
“Desidero lavorare in una struttura seriale di opere e in questa stabilire una rete di comunicazione, di gente che torna a incontrarsi, di memorie” afferma l’autore. Ciascuna opera è certo autonoma e conclusa in sé, ma si colloca in una organizzazione seriale di lavori che disegnano una cosmogonia autorale; un “basso continuo” nel quale la tensione dell’artista alla bellezza come categoria filosofica, il desiderio di perfezione come attitudine mentale, la lotta contro la morte come destino quotidiano originano un territorio di dubbi e di domande che articolano il risveglio del sé, tanto individuale quanto parte di una totalità sempre in mutamento. Partire da sé e raggiungere l’altro, mettersi in contatto e a confronto con altri esseri umani, per Pedro Cabrita Reis reca in sé il desiderio di pensare insieme alla politica e alla filosofia come organizzazione di un nostro spazio interiore, a partire dal quale poter capire il mondo.
Massimo Bonato