Pedro Cabrita Reis | il palazzo vuoto

Pedro Cabrita Reis | il palazzo vuoto

Pedro Cabrita Reis | il palazzo vuoto

Pedro Cabrita Reis
il palazzo vuoto
02.04 – 20.06.2015 | opening 02.04, ore 18
prorogata sino al 25 luglio

L’artista portoghese Pedro Cabrita Reis ritorna a Torino, dopo la personale alla GAM del 2000, alla Fondazione Merz nel 2008 e le mostre alla Galleria Giorgio Persano (1994 – 1999 – 2005), con un inedito progetto “il palazzo vuoto”.

Si tratta di un imponente lavoro composto da oltre nove tonnellate di ferro, uno snodarsi di travi, un dentro – fuori più vicino al concetto di costruzione come esperienza antropologica o filosofica che implica una presa di coscienza dell’individuo, piuttosto che a quello di architettura considerato dall’artista un processo sociologico atto a creare spazi di coabitazione che, come fine ultimo, hanno quello di smorzare il confronto sociale.
“Il palazzo vuoto” difatti materializza questa ricerca di un luogo di identità.

Da sempre, l’opera di Cabrita Reis abbraccia una grande varietà di mezzi: pittura, scultura, fotografia, disegno, realizzati utilizzando materiali industriali e riciclando vecchi manufatti. Gli oggetti sono così trasportati, e re-assemblati, sottoposti così a nuovi processi costruttivi acquistano rinnovati significati, pur mantenendo reminiscenze di gesti e azioni quotidiane quasi anonime.
Alla grande scultura in ferro si accompagnano altre opere dell’artista che, come noto, lavora con il neon – si ricordi il recente e importante progetto realizzato per la 55a Biennale di Venezia, 2013 “A Remote Whisper”. In questa mostra è presentato l’enigmatico “La settima luce in alto”, centocinquanta tubi fluorescenti, dei quali soltanto uno è illuminato.
L’artista, che più volte ha affermato di essere un pittore che fa scultura, ha scelto di presentare in questa occasione una serie di sue ultime pitture, acrilici su tela di lino grezzo.

I lavori di Pedro Cabrita Reis si caricano del potere suggestivo delle associazioni e, spingendosi oltre al visivo, raggiungono una dimensione metaforica, divenendo luoghi spirituali e di contemplazione, affidati infine al silenzio.