Pier Paolo Calzolari

Pier Paolo Calzolari 2001

Pier Paolo Calzolari 2001

Torino

Piazza Vittorio Veneto 9

Ancora una volta lo spazio organizzato dal gesto di CALZOLARI nell’ambiente di questa nuova occasione espositiva non è neutro ma produttore di eventi, di cui il visitatore entra implicitamente a far parte: la moltiplicazione dei centri d’azione delle immagini nell’ambiente è infatti funzionale sia a generare lo smarrimento di ogni percorso ideologicamente univoco dei guardanti sia a riattivare l’esperienza della “Meraviglia” come preparazione a ricevere l’illuminazione profana: a riconoscere cioè, sopra l’eccesso di icone confuse del mondo esterno, l’immagine regale. In questo scopo di “insegnamento segreto” – fin dal periodo iniziale delle prove calzolariane, coincidente con le poetiche dell’Arte Povera – viene coinvolta anche la Materia, che compare sotto i più diversi aspetti sempre come portatrice – proprio nel suo destino organico e caduco – del Concetto, della Forma come regno parallelo a quello storico, del Valore. Tutti gli elementi presenti negli ambienti calzolariani sono perciò intrinsecamente “doppi”: è loro indispensabile la evidenza materiale per rendere visibile l’incarnazione del Concetto, la “verità naturale” della Teoria. Nella stessa vita quotidiana perciò –  secondo la poetica interna al gesto di CALZOLARI – si possono spalancare Apparizioni che inaugurano (o riportano) il tempo significativo, ma che possono presentarsi indifferentemente sotto vesti umili o sontuose, per il tramite del gesto artigianale o dello strumento tecnologico e che, mediando sempre fra Astrazione e organicità concreta, svolgono implicitamente le funzioni di un’angelologia laica.

Benchè molti generi e tecniche espressive siano attivi in questa come in altre scene calzolariane – dal gesto pittorico modulato variamente sia come esperienza che come codice dottrinale, ai fondamenti cerei dell’operazione scultorea come impronta diretta della mano, all’uso di archetipi viventi, a icone messe in movimento de strumentazioni tecniche – durante l’itinerario fra le varie stazioni di questo spazio il guardante approda all’indicazione di una Forma che si produce nel territorio inquieto della Trasformazione. Fra gli altri materiali in azione, infatti, l’elemento ventoso o quello liquido, il movimento oscillatorio o vibratile, l’equilibrio instabile di ogni polarità, la migrazione dei Centri, gli indizi dell’avvento o della scomparsa della sostanza significante – usati tutti come fattori costruttivi dell’Immagine – traducono l’ambiente di CALZOLARI in un fatto plastico a evoluzione continua, che accetta anche il rischio di dilatarsi, seguendo il vento, dall’interno codificato all’esterno atmosferico o di divaricarsi nello iato fra il luogo fisico di un’immagine vivente e quello arbitrario della sua proiezione virtuale. Nel percorso di questo spazio plastico policentrico anche il visitatore partecipa, in quanto materiale psicofisico malleabile, all’esperienza dello squilibrio, dell’illuminazione e della trasformazione, a cui l’intera Opera lo richiama.

Torino, 15 maggio 2001
Luciana Rogozinski