Postnatural

Postnatural

Postnatural

Giorgio Persano

Via Principessa Clotilde 45

Torino

22 maggio – 31 luglio 2008

La mostra Postnatural presenta tre serie di fotografie e tre lavori video di Donna Conlon, un’artista nata negli Stati Uniti ma che vive e lavora a Panama. Conlon usa oggetti comuni e azioni quotidiane per analizzare le contraddizioni inerenti alla società contemporanea e ai comportamenti umani. I lavori in mostra si concentrano specialmente sui conflitti tra la società umana e il mondo naturale. La serie di fotografie Synthetic Landscapes (Paesaggi Sintetici), ad esempio, usa il tradizionale linguaggio artistico del paesaggio bucolico per rivelare lo scarso rispetto che oggi abbiamo nei confronti della natura. Ad un primo sguardo la scena sembra ritrarre un orizzonte di colline e pianure variopinte sotto un cielo drammatico. Ma ad uno sguardo più attento si capisce che questi scenari sono formati da macerie e spazzatura.

Due video mostrano artefatti della società consumista animati dalle forze della natura. In Summer Breeze (Vento d’Estate) il vento gioca con sacchetti della spazzatura e imballaggi vari mandandoli ad incastrare nella rete di una recinzione. Questa viene lentamente riempita fino a creare un ironico e colorato muro di spazzatura. In Low Tide (Marea Bassa) vecchi pneumatici sono fatti rotolare verso il mare dove, seguendo il flusso delle onde e della marea, vengono a occupare completamente il bagnasciuga. La forze attive della natura si uniscono a quelle passive dell’uomo per informarci riguardo noi stessi.

Nelle altre due serie fotografiche Nature Improvement Project (Progetto per il miglioramento della natura) e Coexistence (Coesistenza) la natura prende la parola. Insetti con troppe ali e zampe richiamano il nostro desiderio di superarci attraverso la manipolazione chirurgica o genetica. Sono degli amabili ma ridicolamente inutili Frankenstein. Le formiche tagliafoglie protagoniste di Coexistence portano assieme al loro carico di foglie e pezzi di frutta anche delle piccole bandiere, ricordandoci così la nostra inabilità ad essere neutrali e in pace.

Il video Labyrinth (Labirinto) funziona da riassunto visivo della mostra intera. Nel video l’artista si muove in un labirinto realizzato in una radura della foresta e formato da quei separatori a nastro che solitamente si usano per  ordinare le code in aeroporti e uffici pubblici. L’idea di una coda nel mezzo della foresta è assurda ma proprio per questo funge da metafora per tutti quei artifici ai quali siamo abituati e che ormai accettiamo senza porci domande. L’artista passeggiando per il labirinto ne modifica la configurazione, rimane il dubbio se questi spostamenti rappresentino un reale cambiamento o semplicemente un’attività laboriosa.