Reto Emch

Reto Emch 1997

Reto Emch 1997

Giorgio Persano

Piazza Vittorio 9

Torino

Inaugurazione 1 febbraio 1997

L’artista svizzero Reto Emch (1961) espone per la seconda volta il suo lavoro nella Galleria torinese di Giorgio Persano. L’acqua é il tema centrale del suo lavoro, quel mare “che la Svizzera neppure possiede” e che Reto Emch ha dapprima solo dipinto. Dai dipinti “marini” sono nate le prime sculture acquatiche, nelle quali si sono via via aggiunti il movimento, il suono, la luce. Le sue opere danzano, risuonano, giocano con il ritmo e la luce; talvolta compongono messe in scena più complesse, lievemente giocose o solennemente silenziose, fino alla più esplicita e grandiosa teatralità. Qui vanno almeno ricordati la grande vasca sospesa al centro della Salpetrière parigina (1989) che si riempiva pian piano goccia dopo goccia, la fontana “Indulgentia plenaria” silenziosamente increspata dal ritmico emergere di una bolla d’aria, costruita nel 1992 nella chiesa di San Matteo a Spoleto e lì ancora visitabile, “il ballo della balena” nel lavatoio all’isola d’Elba del 1994 e, infine, la grande fontana animata da neri indumenti di pelle danzanti, all’ingresso della mostra viennese “Die Donau” nel 1996.
Emch trasforma le sue macchine in dei personaggi che ballano, che volano, che emergono dall’acqua, e le compone, quando può, in strutture narrative complesse, sceneggiature o coreografie che danno forma a movimenti e comportamenti. A volte sembra che i personaggi delle sue storie siano divenuti invisibili, trasmettendo la propria originaria vitalità agli oggetti, ai materiali, agli indumenti.
Nella mostra che si apre oggi alla Galleria Persano l’artista svizzero ha realizzato uno dei suoi ellittici racconti. Al centro sta il grande tavolo, attorno al quale si svolge la festa, mentre le sedie tutt’intorno ballano allegramente.
La festa sembra essere dedicata alle tre “spose” che, nella sala di destra, danzano al ritmo del valzer, mentre dall’altra parte, a sinistra, sette maschi “neri”, interpretati da altrettanti cappotti di pelle, si immergono completamente in botti ricolme d’acqua. Gli “sposi”, severi, cupi e malvagi si contrappongono alla leggerezza festosa delle spose biancovestite. Lungo il corridoio della galleria una serie di foto documenta le installazioni realizzate in passato, in particolare quella delle tredici “spose” che si arrampicavano su delle sottili aste di ferro fino a quindici metri di altezza per poi ripiombare di scatto fino a terra, esposta alla spettacolare mostra zurighese dell’estate del 1996. L’ultima opera oggi presentata riprende un motivo già sperimentato a Zurigo: cinque veli di tessuto dai colori teneri e cangianti che, come modelle leggiadre, percorrono ritmicamente la passarella. Le timide spose si trasformano così in sfrontate fanciulle.
Agnes Kohlmeyer