Scriptura

Scriptura

Scriptura

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

12 dicembre 1995 – 25 febbraio 1996

Mali Wu si sta indubbiamente presentando sulla scena dell’arte come una delle più rappresentative artiste non solo della cultura taiwanese ma di tutta l’area asiatica.
Il suo linguaggio si articola all’interno dell’area post-concettuale internazionale ed esprime la grande rinascita della cultura cinese-taiwanese nell’attuale fase di globalizzazione del mondo.
Il suo lavoro principalmente investiga il concetto di spazio e di tempo nella sua interattività con i sistemi della comunicazione e si pone come diaframma paradigmatico fra la grande cultura cinese e quella occidentale.
La sua indagine ricca di forte identità culturale, cui non mancano precise istanze metafisiche, si presenta come un luogo del linguaggio che sa farsi sito interfacciale fra più sfere culturali che devono nel futuro sempre più omologarsi e dialogare.
Di quì il suo interesse per la comunicazione e i mezzi di informazione quali i giornali, i libri e i testi.
Vivere oggi a Taiwan significa abitare in un mondo frammentato e segmentato, dove le vecchie culture convivono e si frantumano con quelle nuove occidentali in un continuo intrecciarsi e scontrarsi, dove il senso dell’identità viene messo continuamente alla prova e può perdersi in un’infinita accumulazione di modalità comportamentali differenti.
Di quì l’esigenza della memoria, come coagulo di identità e necessità di trattenere frammenti di sapere e di conoscenze. Questi elementi non devono però diventare isole di vita separate, ma istanze di nuova energia, per un reale in cui gli elementi del passato si coniugano con un’inedita presenza tecnologica ed evolutiva. L’arte di Mali Wu si muove appunto in questo laboratorio di culture e trattiene nel suo farsi l’effrazione profonda prodotta da queste modalità sociali, economiche e politiche che provengono dall’attuale storia del proprio contesto. Ciò genera una fresca energia di nuove potenzialità espressive che producono scorci prospettici e punti di vista del tutto inediti.
Nella mostra alla Galleria Persano di Torino Mali Wu volge il proprio sguardo alla cultura del Vecchio Continente e, postasi come un “punto zero” del nuovo sapere che vuole riemergere, precisa, attraverso l’ostensione di immagini fotografiche che presentano personaggi autorevoli della scena mondiale, come pure di libri in plexiglas formati da frammenti autentici, i fondamenti culturali di una nuova credibilità globale. L’artista costruisce così, attraverso la propria prassi artistica, una nuova espressività che si genera quando si spostano i modelli referenziali della cultura. Infatti le immagini fotografiche di questi personaggi non vengono riprese ed esposte nella loro età matura, ma vengono esibite le fotografie di quando queste persone nei primi anni della loro esistenza si affacciavano alla vita. L’artista attraverso una vera e propria ricerca bibliografica di questi protagonisti nei campi della cultura, visualizza nel sistema dell’arte delle immagini inedite, ottenendo con la propria azione, un sistema di effigi che generano, attraverso l’analogia e la contrapposizione, una vera e propria trasgressività visuale: la memoria diviene nell’opera di Mali Wu un vero e proprio portato categoriale, dove l’originarietà della cultura si esprime somaticamente non come un flusso che dal presente porta al passato, ma piuttosto come attualizzazione del passato che impronta di sé l’esperienza del presente.
Questo indubbiamente crea una tonalità emotiva in cui le persone raffigurate negli anni in cui la memoria non è ancora presente negli stessi (i sistemi mnemonici a lungo termine nascono infatti intorno ai due anni e mezzo) divengono i simboli visuali di una nuova metafora: si creano in tal modo delle interazioni fra i soggetti rappresentati, tali che il sistema di implicazioni appositamente costruito relativo al termine che viene applicato metaforicamente funge da mezzo per organizzare e selezionare rapporti interattivi capaci di creare un nuovo contesto di riferimento.
In questa vasta opera di Mali Wu troviamo quindi la presenza di filosofi quali: Adorno, Wittgenstein, Sartre; di fisici, quali Einstein; di artisti quali: Picasso, Kandinski, Van Gogh, Dalì, Warhol, Paik; di politici quali: Roberspierre, Gandhi, De Gaulle, Hitler, Gorbaciov, Brandt, Thatcher, di letterati quali: Kafka, Joyce, Musil, Céline, Valéry, Brecht, Jaspers; di uomini del cinema quali: W.Disney, Visconti, Fassbinder, Wenders, M.Monroe, ecc.
La cultura delle immagini viene così portata al suo “zero point”, in quanto il linguaggio iconografico spogliato dei caratteri esteriori che rendono tali protagonisti miticamente riconoscibili, si trasforma sempre più illusoriamente in percezione oggettiva capace di presentarsi come realtà immediata. Il sistema mitico perde nella mostra Scriptura di Torino la propria funzione simbolica che consiste nel collocare l’uomo mitico entro il cosmo che gli è proprio, a partire dal quale prende senso la sua esistenza, e lo azzera nelle immagini legate alla puerilità, dove gli attributi mitopoetici sono del tutto assenti. Annullata quindi la valenza iconografica temporale e spaziale del materiale mitico e la sua dirompenza simbolica legata al culto, le varie immagini divengono configurazioni fuori del tempo, che possono coniugarsi ed interagire come semplici parole o segni. Con quest’opera Mali Wu globalizza, attraverso il depotenziamento dei valori del mito, la cultura del mondo aprendola a nuove ed infinite realtà presenti e future. Tolto il valore di archetipo e di sostanza mitica ai materiali della storia, li lascia coniugare e fluttuare tra loro nella loro oggettività propria della sua personale proposta.
La sua arte diviene quindi un itinerare all’interno della dimensione globale spazio-temporale, dove il tempo non si risolve come un continuum che collega passato-presente-futuro, ma diventa piuttosto “radicamento” di un passato che deve essere continuamente metabolizzato e di un presente che deve porsi come atto propositivo e rappresentativo di un futuro carico di nuove possibilità linguistiche.
Per questo il suo lavoro si pone “come un luogo di linguaggio” interattivo tra più culture, quasi un sito interfacciale tra più civiltà che indubbiamente devono sempre più omologarsi e omogeneizzarsi.
La frammentazione e la segmentazione delle pagine dei grandi libri della cultura cinese con quelle della cultura occidentale, se da una parte visualizzano la necessità di un interscambio costante tra più tradizioni, dall’altra propongono una nuova visione del mondo come dimora comune all’umanità.
Infatti Mali Wu tagliuzza in piccole parti i grandi testi classici della letteratura dell’Oriente e dell’Occidente che vengono così ridotti con violenza ad un miscuglio particellare ed in seguito messi in contenitori di plexiglas o di vetro e riposti in scaffali.
La cultura del passato viene così decostruita della sua autorità per diventare coagulo di identità capace di trattenere frammenti di memoria storica e di sapere. Ella può in tal modo, con i propri libri di plexiglas che trattengono al loro interno l’esatto contenuto del testo e che portano in costa il titolo del tomo in questione, comporre delle librerie fatte a scaffali e proporle ai frequentatori delle gallerie d’arte e dei musei. Alla Galleria Persano l’artista espone, nel corridoio d’entrata, due grandi scaffali che raccolgono le opere della letteratura erotica d’Oriente e d’Occidente e pone sulla parete opposta una nuova struttura con cinque libri che raccolgono altrettante riviste d’arte di Flash Art.
L’artista attraverso la propria prassi lavorativa ed intellettuale si pone quindi nella condizione di una nuova progettualità: lottare contro la morte della specie umana e al tempo stesso diventare promotore di una nuova umanità. L’opera diviene quindi il luogo dove i segmenti tagliati dei libri si mescolano fra loro perdendo la propria identità, ma non le proprie differenze. La conoscenza del mondo in quanto mondo, persa la propria specificità, diventa quindi nello stesso tempo intellettuale e vitale. Questa riforma del pensiero che è sottesa nel lavoro di Mali Wu, se da un lato produce un vero e proprio azzeramento della visibilità spaziale dei diversi saperi, promuove dall’altra una loro nuova contestualizzazione nella globalità del mondo.
Tutto questo richiede pertanto una più ricca complessificazione delle conoscenze.
L’intelligenza parcellizata e riduzionista che rompe il complesso del mondo in frammenti disgiunti e frazionati viene sostituita nell’opera di questa artista da un’apertura cognitiva flessibile e multidimensionale capace di acquisire e risolvere i problemi nella loro interdisciplinarietà e complessità. Questa nuova razionalità globale, che rompe con l’illusione tipicamente occidentale di crederci gli unici proprietari della ragione e che non ha in sé l’idea del progresso necessariamente garantito, meglio considera l’identità terrestre dell’essere umano nella sua complessità.
In The Zero Point of Literature che si presenta come un voluminoso accumulo
di carta stampata tagliuzzata di grandi dimensioni e che occupa un’intera stanza (la terza), Mali Wu vuole appunto esprimere e rappresentare, nella sua tattilità e visibilità indeterminata di più letterature atomizzate e non più separabili, “l’orizzonte planetario” dove appunto le relazioni di interazione e di retroazione, come elementi del globale, vengono associate tra loro indissolubilmente.
The Zero Point of Literature diviene quindi il luogo del pensiero organizzatore che fa in modo che la parte (l’individuo, la nazione) trovi la propria collocazione nel tutto (il pianeta) e che il tutto si trovi all’interno della parte stessa. Il pensiero amplificato nella sua dimensione planetaria può così rimandarci dalla parte al tutto e dal tutto alla parte attraverso un’associazione degli elementi del globale, che si articolano con il locale ed il particolare e viceversa. Viene in tal modo a cadere l’opposizione propria del vecchio pensiero razionale tra universale e concreto, tra generale e singolare. Nel nuovo pensiero paradigmatico planetario tutto viene condiviso e contestualizzato: l’universale diviene singolare e concreto nell’universo terrestre. The Zero Point of Literature è il luogo paradigmatico di questa contestualizzazione nel linguaggio dell’arte.
La mostra si conclude nella quarta stanza dove i giornali accartocciati e molto vicini fra loro, che rivestono il soffitto, compongono una vera e propria struttura sospesa,
sì da formare un vero piano informazionale che sovrasta i fruitori della mostra: una calda metafora che indica come il vero attore della scena culturale e politica del mondo di oggi non sia altri che la comunicazione nelle sue varianti mediali.
Il villaggio globale può così realizzarsi attraverso la frammentazione delle identità culturali che si coniugano tra loro, pur mantenendo le proprie alterità e differenze.

Enrico Pedrini