Stepping into the Shit of History

Stepping into the Shit of History

Stepping into the Shit of History

Giorgio Persano

Piazza Vittorio Veneto 9

Torino

6 dicembre 1996 – 31 gennaio 1997

Martin Gostner vive e lavora a Innsbruck. La sua opera si colloca per alcuni aspetti all’ interno dei “linguaggi del possibilismo”. L’ artista infatti accoglie, attraverso la moltiplicazione di identità spaziali, l’ esistenza di una possibilità per l’ immagine di presentarsi contemporaneamente dissimile, contradditoria ed opposta. Utilizzando logiche diverse in contesti diversi, egli visualizza lavori formalmente e specificatamente differenti, sviluppando una “pluralità di linguaggi”, come moltiplicazione delle pratiche artistiche nelle sue plurime dimensioni. “Logiche contradditorie” possono quindi esistere come complessità di un’ unica identità, come espressione di uno stesso soggetto, che vede nella frammentazione dei linguaggi del proprio atto di esporsi, la moltiplicatzione del proprio “io”.
La presente mostra testimonia la produzione artistica degli ultimi due anni nella quale la storia diventa il soggetto e la risorsa principale della poetica di Gostner.
In questo contesto la storia, come luogo di civiltà, diventa l’ ambito in cui la narrazione personale dell’ artista si lega ed interagisce come mondo parallelo alla storia stessa. Gostner afferma: ” La mia intenzione non è quella di azzardare profezie sulla storia, né di indugiare in idealizzazioni storiche e neanche di documentare fatti storici. Cerco invece di registrare l’ essenza della storia e dei suoi fenomeni, gli incidenti, le coerenze e le incoerenze, usando i mezzi e le potenzialità dell’ arte e di rivelarne gli aspetti nascosti attraverso le possibilità di trasformazione dei linguaggi stessi”. Le morfologie dell’ arte permettono quindi di far luce sulla storia con mezzi e metodi diversi e dalle più differenti angolature. “La storia può essere un sistema per reagire ai problemi del presente in modo appropriato. Ma i processi storici non sono deterministici. Se lo fossero il futuro diventerebbe prevedibile”. Così, a causa della complessità e delle incoerenze nell’ ambito della storia e dei suoi avvenimenti, l’artista si trova col suo lavoro a confrontarsi col seguente paradosso:
“La necessità di essere complesso, incoerente e contradditorio per essere autentico”.

Sono stato da sempre tanto interessato alla storia quanto all’ arte. Finché un anno la storia divenne la principale fonte e risorsa del mio lavoro come artista.
Per storia, in questo contesto, intendo tutti i fenomeni di crescita e sviluppo di una civiltà e anche la mia storia personale e le sue connessioni con la storia stessa:
Significa la rappresentazione della storia stessa, il suo interagire e le sue conseguenze, e il suo fondersi nel tempo, all’ interno di una pratica artistica soggettiva.
Non è mia intenzione, come nel libro di Oswald Spengler La Caduta dell’ Occidente, azzardare profezie sulla storia, né indugiare in idealizzazioni storiche e neanche solo documentare fatti storici.
Cerco di registrare invece l’ essenza della storia e dei suoi fenomeni, gli incidenti, le coerenze e le incoerenze usando i mezzi e le potenzialità dell’ arte e di rivelarne gli aspetti nascosti attraverso le possibilità di trasformazione del linguaggio artistico stesso.
Quindi le morfologie dell’ arte permettono di far luce sulla storia tramite metodi e percorsi diversi, e da più punti di vista.
Questo movimento da una “inquadratura” all’ altra é essenziale come pratica processuale, in quanto conduce prima ad una sorta di riconoscimento, e poi alla possibilità di una cognizione soggettiva.
La storia può essere un sistema per reagire ai problemi del presente in modo appropriato. Ma i processi storici non sono deterministici. Se lo fossero il futuro diventerebbe prevedibile.
Così, a causa della complessità, dell’ incoerenza e delle contraddizioni nell’ ambito della storia e dei suoi avvenimenti, mi trovo a dovermi confrontare nel mio lavoro con il seguente paradosso: la necessità di essere complesso, incoerente e contradditorio per essere autentico.
Quindi utilizzo diverse strategie di lavoro, come l’ invenzione e la falsificazione
(per esempio di date, persone, incidenti ecc.), spostando e traslando contenuti su altri livelli di percezione, la distorsione della caricatura, l’ utilizzo di forme di rappresentazione usate dagli storici ecc.

“Preservazione di tracce” 1995 (Preservation of Traces)

“Anche io sono un portinaio” 1996 (I am a Janitor too)
26 diritti e 26 “ordinamenti” della casa

“Partner ideale, appartamento ideale” 1996 (Partner ideal, Flat Ideal)

“Certificato Ariano, o miei antenati morti” 1996 (Aryan Proof, or My Dead Ancestors)

“Occidentali” 1995 (Westerners)

“Mani marroni” 1995 (Brown Hands)

“Epidemia legionaria” 1996 (Legionary Disease)

“Rodeo: rosso!” 1996 (Rodeo: Red!)

“Terrore bianco” 1996 (White Terror)

“Sansone” 1996 (Samson)

“L’ estremo rodeo” 1996 (Utmost Rodeo)

“Feticcio ONU I” 1995 (UN Fetish I)

“Feticcio ONU II” 1995 (UN Fetish II)

“La canzone resta uguale” 1996 (The Song Remains the Same)

“Karma” 1996 (Karma)

“Limes” 1996 (Limes)

“Senza titolo”, 1992